Il delirio dell'economia: un invito al pensiero di Maurice Bellet

Introduzione: la sdoppiamento dell'economia

Assistiamo a una profonda trasformazione: l'economia non è più solo la produzione e distribuzione di beni, ma una sorta di “funzione fondamentale” che ci offre stabilità e orientamento, usurpando il ruolo che un tempo avevano miti, saggezze e ideologie. Questa evoluzione, accelerata dalla “morte di Dio” e dal crollo delle ideologie, ha portato a un pericoloso sdoppiamento, dove il lavoro, ad esempio, assume una duplice funzione: produrre e garantire l'inclusione sociale. La critica di Maurice Bellet non si concentra sulla razionalità tecnica dell'economia, ma sul suo impatto individuale.

I tre assiomi del libero mercato

Il cosiddetto libero mercato si basa su tre assiomi fondamentali, spesso acritici: primo, tutto è mercificabile; secondo, tutto è quantificabile attraverso il denaro; terzo, l'espansione è incessante, alimentata da desideri facilmente eccitabili e spesso rivolti a beni superflui. È proprio in questa continua e illimitata espansione che si annida il delirio dell'economia, una distorsione che nega la realtà e l'essenza dell'uomo.

Il delirio: la riduzione dell'uomo al desiderio

Il delirio dell'economia consiste nella riduzione dell'uomo alla sua mera volontà, negando l'“eccedenza” che lo rende unico e irriducibile al consumismo. Questo porta a un ripiegamento su se stessi e sui propri beni, una sorta di prigionia nel finito che Kierkegaard definì “malattia mortale”. È necessario, quindi, creare uno spazio di liberazione, un nuovo orizzonte basato sulla gratuità, dove il denaro ritorni ad essere un semplice strumento di scambio.

L'astinenza e il valore del non monetizzabile

Oltre alla gratuità, Bellet propone l'astinenza, non intesa come repressione, ma come una riduzione consapevole del consumo e dell'eliminazione del superfluo. In questo modo, si può rivalutare ciò che non può essere monetizzato: la maternità, l'educazione, la solidarietà. Allo stesso tempo, si possono limitare le attività inutili e pericolose, dando spazio alla contemplazione, alla lettura, al pensiero, alla conversazione, al gioco, all'arte e all'abbandono delle ipnotiche trappole della televisione e della pubblicità.

Critica costruttiva: rimettere l'uomo al centro

Bellet non intende demolire l'economia di mercato, né negarne i benefici. La sua critica mira a denunciare l'impoverimento di uno spazio qualitativo che è degenerato in una mera quantificazione. Ad esempio, la libertà, intesa come valore umano fondamentale, si riduce alla possibilità di scegliere tra diversi prodotti al supermercato. L'obiettivo è riposizionare l'uomo e le sue esigenze al centro dell'attenzione, rifiutando il fatalismo che considera le leggi dell'economia immutabili.

Il destino è nelle nostre mani

Per Maurice Bellet, l'idea che le leggi dell'economia siano ineluttabili è falsa. Il destino dell'umanità è nelle proprie mani. Non si tratta di schierarsi a favore o contro un modello economico specifico, ma di affermare la possibilità di un cambiamento radicale, di una trasformazione che metta al centro l'uomo, i suoi bisogni reali e la sua capacità di creare un mondo più giusto e sostenibile. La citazione finale, «Il destino degli uomini è nelle loro mani», incarna perfettamente questo messaggio di speranza e di responsabilità.